I primi dieci minuti: l’ordine giusto
Va via tutto insieme. Prima ancora di cercare una torcia, sei gesti vi costano due minuti e vi risparmiano la maggior parte dei danni. In quest’ordine preciso.
- Guardate fuori dalla finestra. Illuminazione pubblica spenta e finestre dei vicini al buio: il guasto è sulla rete, in casa non c’è nulla da riparare. Fuori è tutto acceso: il problema è vostro, andate al quadro elettrico.
- Segnate l’ora. Vi servirà per il congelatore, per capire se l’interruzione dura davvero e per un eventuale indennizzo.
- Staccate i grandi carichi. Forno, piano cottura, asciugatrice, scaldabagno, computer fisso: togliete la spina o abbassate i loro interruttori. Al ritorno della corrente riparte tutto nello stesso istante, ed è lì che gli apparecchi si rompono.
- Lasciate accesa una sola lampada. È la vostra spia: saprete che la corrente è tornata anche mentre dormite.
- Non aprite più il frigorifero. Ogni apertura costa ore di freddo. Tirate fuori adesso quello che vi serve per stasera, poi lasciatelo chiuso.
- Segnalate il guasto. Il numero verde di e-distribuzione, 803 500, risponde 24 ore su 24 tutti i giorni. Se la vostra zona è servita da un altro distributore (Areti a Roma, Unareti a Milano, Ireti, AcegasApsAmga e altri), il numero è il suo. In ogni caso è il distributore che ripara la linea, non il venditore che vi manda la bolletta.
Guasto sulla rete o guasto in casa? Il test in tre minuti
Metà delle « mancanze di corrente » non sono blackout: è l’impianto di casa che è andato in protezione. La diagnosi richiede tre minuti ed evita di aspettare una squadra che non arriverà mai.
Se siete gli unici al buio
Al quadro elettrico, con la frontale in testa. Tre casi, tre risposte.
- È scattato l’interruttore differenziale (il salvavita, quello con il tasto di prova): da qualche parte c’è una dispersione verso terra. Abbassate tutti i magnetotermici, riarmate il differenziale, poi rialzate gli interruttori uno alla volta. Quello che fa ricadere tutto individua il circuito guasto, e spesso l’apparecchio da portare fuori casa.
- È scattato un solo magnetotermico: semplice sovraccarico su quel circuito. Staccate ciò che avevate appena acceso e riarmate.
- È intervenuto il limitatore del contatore: avete superato la potenza impegnata. Spegnete qualcosa prima di riarmare. Se succede spesso, il problema è la potenza contrattuale, non un difetto dell’impianto.
Se è tutto il quartiere a essere spento
Non c’è nulla da riparare. Segnalate il guasto, controllate la mappa delle interruzioni o l’app del distributore, e passate alla gestione descritta più avanti. Un guasto di rete in città si risolve di solito in una o tre ore; dopo un temporale, in zona rurale o montana, si ragiona in giorni.
Una memoria che l’Italia non ha dimenticato
Il 28 settembre 2003, all’alba, quasi tutta la penisola è rimasta senza elettricità per ore, la Sardegna esclusa: circa 56 milioni di persone al buio, per una catena di eventi partita da un guasto su una linea di interconnessione con la Svizzera. Le reti europee sono state rafforzate da allora, ma quell’episodio ricorda una cosa semplice: la rete più solida resta un sistema interconnesso, e un sistema interconnesso può cadere in blocco. Nessuna preparazione domestica è esagerata quando costa un cassetto e una serata.
Le microinterruzioni sono un sintomo da segnalare
Un buio di un secondo che fa lampeggiare gli orologi non è un guasto in senso stretto: di solito è la richiusura automatica della rete dopo un difetto passeggero, un ramo sulla linea, un fulmine lontano, un uccello. Innocua per voi, meno per i vostri apparecchi, perché è la ripetizione che logora gli alimentatori switching e corrompe i dischi. Se ne contate parecchie a settimana, segnalatele: indicano un difetto reale sulla linea, e la segnalazione è l’unico modo perché venga cercato.
Prima: il kit che sta in un cassetto
Prepararsi a un blackout non è un progetto da survivalisti. Una serata, un cassetto, molto meno di cento euro per l’essenziale. La regola è semplice: tutto ciò che serve durante un’interruzione sta nello stesso posto, noto a tutta la famiglia, raggiungibile al buio.
- Una torcia frontale a testa. Non una torcia a mano: una frontale. Lascia libere entrambe le mani, e cambia tutto quando si cerca un interruttore o si prepara da mangiare.
- Una lanterna LED per illuminare una stanza intera, molto più efficace di una torcia puntata al soffitto.
- Una radio a pile o a manovella. È l’unico canale di informazione che sopravvive a un’interruzione lunga, quando le antenne mobili hanno esaurito le batterie tampone.
- Una power bank carica, ricaricata ogni tre mesi. Una power bank dimenticata due anni in un cassetto è una power bank scarica.
- Acqua in bottiglia, circa tre litri a persona al giorno. Senza corrente le autoclavi dei condomini si fermano e ai piani alti non arriva più nulla dal rubinetto.
- Contanti. Niente POS e niente bancomat durante un’interruzione di rete.
- Un elenco su carta: numero del distributore, medico, assicurazione, familiari. Il telefono prima o poi si spegne.
Il congelatore è la vostra riserva gratuita
Un congelatore pieno resiste circa il doppio di uno mezzo vuoto, perché la massa gelata si comporta come un accumulatore di freddo. Se il vostro è poco carico, riempite i vuoti con bottiglie d’acqua: ghiacciano, non costano nulla, e il giorno del blackout vi regalano ore di autonomia in più, poi acqua fresca potabile sciogliendosi.
I casi che non tollerano l’improvvisazione
Apparecchiature mediche domiciliari come un ventilatore notturno o un concentratore di ossigeno, insulina in frigorifero, un solo ascensore in un palazzo di persone anziane: sono situazioni che richiedono una soluzione dimensionata in anticipo, non una prolunga trovata di corsa. Segnalatevi al distributore e al fornitore del servizio sanitario domiciliare, e tenete pronta una riserva provata con l’apparecchio in questione, verificando che eroghi un’onda sinusoidale pura.
I cinque errori che possono uccidere
Questa sezione è la ragione d’essere dell’articolo. I blackout uccidono raramente. A uccidere sono i rimedi improvvisati, e sono sempre gli stessi cinque, anno dopo anno.
1. Il cavo con due spine maschio, da non costruire e non collegare mai
È la prolunga con una spina a ogni estremità, usata per collegare un generatore a una presa a muro e alimentare la casa « dalle prese ». Gli elettricisti la chiamano cavo suicida, e il nome se lo merita. Appena un capo è sotto tensione, gli spinotti liberi dell’altro sono energizzati e a portata di dito. La corrente poi risale attraverso il vostro quadro fino alla cabina di trasformazione, che la porta a migliaia di volt: il tecnico che ripara la linea convinto che sia fuori tensione viene folgorato. E niente protegge più il circuito, perché avete bypassato ogni organo di protezione.
L’unico modo corretto di alimentare un impianto domestico da una sorgente di emergenza è un commutatore di rete installato da un elettricista abilitato, che rende fisicamente impossibile il collegamento simultaneo di rete e generatore. È una prescrizione delle norme di impianto, non una precauzione facoltativa.
2. Il generatore acceso in casa, o troppo vicino
Un gruppo elettrogeno a scoppio produce monossido di carbonio, un gas senza colore né odore che uccide in pochi minuti. Una sola macchina ne emette quanto centinaia di automobili. Nessun garage, nessuna cantina, nessun ricovero, nessuna veranda, nemmeno con porte e finestre spalancate: la ventilazione naturale non smaltisce mai quella portata. Solo all’aperto, ad almeno 6 m da porte, finestre e prese d’aria, con lo scarico rivolto lontano dalla casa. Nei soli Stati Uniti si contano circa cento morti l’anno per monossido di carbonio legati ai generatori portatili, concentrati proprio nei giorni successivi a una tempesta, quando le macchine escono dai garage. E una seconda regola: mai fare rifornimento a motore caldo.
3. Collegare pannelli solari a una presa con un montaggio artigianale
L’idea sembra brillante: qualche pannello, un inverter comprato online, una spina nella presa della cucina, e la casa è alimentata. In realtà questo montaggio somma i rischi. Un inverter non conforme non ha la protezione di interfaccia che lo obbliga a staccarsi quando la rete cade, e rimanda corrente su una linea che i tecnici credono morta, esattamente come il cavo suicida. Sul lato in corrente continua, un guasto di isolamento tra i pannelli genera un arco elettrico che il differenziale domestico non vede, e quegli archi danno fuoco ai tetti. Infine prese e circuiti di un’abitazione sono fatti per distribuire energia, non per riceverla.
E il peggio è che non funziona nemmeno quando serve: leggete la sezione sul solare durante un blackout. Per i kit da balcone esistono un quadro normativo e prodotti certificati, che trattiamo nel nostro articolo sul solare da balcone plug and play.
4. Le candele
Le candele sono l’immagine da cartolina del blackout e una delle prime cause di incendio domestico. Una candela dimenticata, rovesciata da un gatto o appoggiata vicino a una tenda, in una casa dove il rivelatore di fumo forse funziona ancora ma dove i soccorsi impiegheranno più tempo, è un rischio del tutto sproporzionato rispetto a una lanterna LED da dieci euro che illumina meglio.
5. Riscaldarsi bruciando qualcosa in casa
Bracieri, barbecue, fornelli da campeggio a gas, stufe a petrolio da officina non omologate per l’abitazione: tutti producono monossido di carbonio, e tutti fanno vittime ogni inverno. La risposta giusta al freddo senza corrente non è bruciare qualcosa in soggiorno. È chiudersi in una sola stanza, sigillare gli spifferi e accumulare coperte.
Durante: freddo, luce, calore e informazione
Fatti i gesti d’emergenza, il blackout diventa una questione di gestione. Quattro fronti, in ordine di importanza reale.
Il freddo alimentare
A porta chiusa, un frigorifero mantiene la temperatura di sicurezza per circa quattro ore. Un congelatore pieno regge fino a quarantotto ore, uno mezzo vuoto circa ventiquattro. Sono valori che valgono solo se non si apre. Raggruppate i prodotti più delicati, carne e pesce crudi, al centro della massa gelata. Un termometro da tre euro dentro il frigorifero vale più di qualsiasi stima: il limite di sicurezza è 4 °C.
La luce
Frontale per muoversi, lanterna per la stanza in cui state. Resistete alla tentazione di usare il telefono come torcia: la sua luce consuma moltissimo e svuotate proprio la batteria che vi servirà per telefonare.
Telefono e informazione
Appena la rete diventa instabile, passate alla modalità aereo: un telefono che cerca disperatamente un’antenna consuma tre-quattro volte più di un telefono a riposo. Luminosità al minimo, dati in background disattivati, e riaccendete la rete a intervalli di qualche minuto per raccogliere i messaggi. Le antenne mobili hanno batterie tampone dimensionate per poche ore soltanto: oltre, la radio a pile torna a essere il mezzo più affidabile.
Calore e acqua
Un’abitazione ragionevolmente isolata perde 1 o 2 °C al giorno d’inverno. Chiudete le persiane di notte per trattenere il calore, apritele a sud di giorno per guadagnarne. Vivete in una stanza sola, con le porte chiuse. Attenzione alle caldaie a gas e alle stufe a pellet: sono pilotate elettronicamente e si fermano con la corrente, mentre spesso bastano 80-150 W per far girare il circolatore e l’elettronica. È uno dei migliori impieghi di una riserva di energia d’inverno.
I vicini
Due minuti per bussare alla porta degli anziani del pianerottolo. Un’interruzione lunga è prima di tutto un problema sociale: ascensore fermo, citofono muto, telefono fisso inutilizzabile se passa dal router.
Di quanti wattora avete davvero bisogno?
È la domanda che decide tutto, e si affronta su un foglio di carta prima di guardare un solo prodotto. Il principio è semplice: elencate ciò che volete davvero alimentare, moltiplicate la potenza di ogni apparecchio per le ore di utilizzo, sommate. Ottenete dei wattora (Wh), l’unica unità che conta.
| Apparecchio | Assorbimento reale | Su 24 h di blackout |
|---|---|---|
| Frigorifero combinato recente | 90-120 W, in funzione circa il 30 % del tempo | 250-500 Wh |
| Router e modem | 15 W in continuo | 360 Wh |
| Circolatore ed elettronica di caldaia | 80-150 W | 1 000-1 800 Wh |
| Quattro smartphone, una ricarica ciascuno | 15 Wh a ricarica | 60 Wh |
| Tre lampade LED, 5 ore | 6 W l’una | 90 Wh |
| Portatile, 4 ore | 45 W | 180 Wh |
| Ventilatore notturno, senza umidificatore | 30-60 W | 300-500 Wh a notte |
| Microonde, 5 minuti | 1 000 W | 85 Wh |
| Bollitore o piano a induzione | 2 000-2 400 W | da dimenticare |
Saltano all’occhio due lezioni. Primo, tutto ciò che produce calore (bollitore, piano cottura, stufetta, phon) è fuori portata per una riserva ragionevole: quindici minuti di bollitore consumano quanto un’intera giornata di frigorifero. Secondo, i carichi davvero utili sono modesti. Mantenere il freddo, la luce, le comunicazioni e il riscaldamento costa molto meno di quanto si immagini.
Tre profili, tre budget energetici
- Passare una serata e una notte: 300-500 Wh. Luce, telefoni, router, portatile. Una stazione compatta come l’Anker Solix C300 copre questo bisogno e sta in un armadio.
- Reggere 24 o 48 ore con il frigorifero: 1 000-1 500 Wh. È il formato più sensato per una famiglia, quello di una EcoFlow Delta 2 o di una Anker Solix C1000. Il frigorifero torna possibile e resta di che vivere normalmente.
- Più giorni, riscaldamento compreso: da 3 kWh in su, con il solare. Si entra nel campo delle grandi stazioni come la EcoFlow Delta Pro 3, da completare obbligatoriamente con una fonte di ricarica, altrimenti la riserva è solo una proroga.
Tre dettagli che fanno la differenza
La potenza di picco prima della capacità: il compressore di un frigorifero o la pompa di una caldaia assorbono allo spunto un multiplo della potenza nominale. Poi l’onda sinusoidale pura: gli inverter economici producono un’onda modificata che scalda i motori e che certi apparecchi medicali rifiutano. Infine il tempo di commutazione: una stazione dotata di funzione di continuità (spesso indicata come EPS o UPS) subentra in meno di trenta millisecondi, abbastanza in fretta perché frigorifero, router e computer non si accorgano di nulla. Senza, ogni interruzione impone un riavvio completo del router, cioè tre minuti senza internet.
Per mettere numeri sul vostro caso invece di affidarvi a questi ordini di grandezza, i nostri strumenti quale power station per il mio bisogno e consumo reale di un frigorifero fanno il calcolo partendo dai vostri apparecchi. E se vi chiedete perché una stazione da 1 024 Wh non ne eroghi mai 1 024, la risposta è nel nostro articolo sulla capacità reale delle power station.
Batteria al gel, AGM o power station: cosa scegliere?
La domanda torna di continuo, e a ragione: una batteria al piombo da 100 Ah costa un terzo di una power station di capacità paragonabile. Il conto merita di essere fatto onestamente, perché il prezzo esposto non è il prezzo reale.
| Batteria al piombo gel o AGM 12 V, 100 Ah | Power station LiFePO4, 1 000 Wh | |
|---|---|---|
| Energia immagazzinata | 1 280 Wh sulla carta | 1 000 Wh |
| Energia realmente utilizzabile | circa 640 Wh (scarica limitata al 50 %) | circa 900 Wh |
| Peso | 28-32 kg | 11-14 kg |
| Durata | 300-500 cicli al 50 % di scarica | 3 000-4 000 cicli all’80 % |
| Da aggiungere | inverter, caricabatterie, cavi, fusibile, cassetta | niente, è tutto integrato |
| Manutenzione | carica di mantenimento permanente, altrimenti solfatazione | una ricarica ogni tre-sei mesi |
| Vincoli | locale ventilato, in carica sviluppa idrogeno | nessuno, si usa in salotto |
Una volta aggiunti inverter a onda pura, caricabatterie, protezioni e cablaggio, il divario di prezzo si dimezza mentre quello di praticità si allarga. Soprattutto, il piombo non perdona: una batteria al gel lasciata un anno in garage senza carica di mantenimento è morta, solfatata, pur non avendo mai lavorato. Ed è esattamente la vita di una riserva di emergenza, che per definizione non serve quasi mai.
Il piombo conserva senso in un caso preciso: avete già un locale tecnico, un inverter e un caricabatterie, oppure state realizzando un impianto fisso in una baita, in un capanno o in un locale professionale. La power station vince nell’unico scenario di cui parliamo qui, il blackout imprevisto a casa: funziona subito, senza cablaggi, senza rischio di invertire la polarità, e si sposta da una stanza all’altra. Il dettaglio delle chimiche è sviluppato nel confronto Li-ion contro LiFePO4, e l’intera gamma si trova nella rubrica power station.
Il gruppo elettrogeno, quanto a lui, resta imbattibile sulla lunga durata, perché basta aggiungere carburante, ma impone rumore, uso all’aperto, stoccaggio di benzina e le precauzioni sul monossido di carbonio viste sopra. I modelli recenti ad avviamento automatico, come il generatore dual fuel EcoFlow, sono pensati per lavorare dietro a una power station: la batteria copre in silenzio le prime ore, il termico subentra se il blackout si prolunga. Abbiamo confrontato i due approcci in dettaglio per il camper, e il nocciolo del ragionamento vale anche per una casa.
Il solare durante un blackout: cosa funziona davvero
Ecco l’informazione più controintuitiva di questo articolo, e quella che sorprende di più i proprietari di impianti: un impianto fotovoltaico collegato alla rete non produce nulla durante un blackout. Tetto coperto di pannelli, sole pieno, e nemmeno una lampadina accesa.
Il motivo è normativo oltre che tecnico. Ogni inverter connesso alla rete integra una protezione di interfaccia che lo obbliga a fermarsi non appena la rete sparisce. Senza, il vostro impianto continuerebbe a tenere in tensione la linea del quartiere, e il tecnico che interviene su una linea che crede morta sarebbe folgorato. È una prescrizione obbligatoria della regola tecnica di connessione, integrata nell’inverter in bassa tensione, e vale allo stesso identico modo per i kit da balcone con microinverter. Un impianto plug and play non vi darà un solo watt durante un’interruzione di rete.
Per avere davvero energia solare in blackout esistono soltanto due strade.
- L’inverter ibrido con uscita di emergenza, abbinato a un accumulo fisso. È la soluzione completa, che alimenta un quadro dedicato, ma costa migliaia di euro e si progetta in fase di installazione o ristrutturazione, non alla vigilia di un temporale.
- Il pannello portatile collegato a una power station. È la via accessibile, ed è perfettamente adatta al bisogno: la stazione è la riserva, il pannello la prolunga.
Quanto rende davvero un pannello portatile
Siamo precisi, perché i numeri commerciali sono ottimistici. Un pannello portatile da 220 W ben orientato eroga in pratica 120-160 W nel momento migliore della giornata. In una bella giornata estiva sono 700-1 000 Wh, cioè quanto basta per riempire una stazione da 1 kWh in giornata. A dicembre, alle nostre latitudini, la stessa superficie produrrà 200-400 Wh: per lo stesso risultato serviranno tre giorni. È tutta la differenza tra un blackout estivo, in cui il solare rende la situazione quasi confortevole, e uno invernale, in cui si limita a rallentare la discesa.
Abbiamo misurato questi scarti in dettaglio nel nostro approfondimento su quanto rende davvero la ricarica solare, e la rubrica pannelli solari portatili presenta i modelli compatibili con le principali stazioni.
Dopo: il ritorno della corrente è il momento più rischioso
Contro ogni aspettativa, gli apparecchi non si rompono durante il blackout, ma al ritorno. Tutti i dispositivi di un quartiere assorbono corrente nello stesso istante, la tensione oscilla, e gli alimentatori elettronici non lo sopportano.
- Ricollegate gradualmente. Aspettate cinque-dieci minuti dopo il ritorno, poi riaccendete i circuiti uno alla volta, cominciando dal freddo e finendo con l’elettronica delicata.
- Riarmate nell’ordine giusto se il quadro è scattato: prima il differenziale, poi i magnetotermici.
- Riprogrammate ciò che si è cancellato: orologi, termostati, programmatore della caldaia, allarme, ventilazione meccanica, sveglia. Molte case passano l’inverno mal regolate perché dopo un blackout di ottobre nessuno ha rimesso a posto la centralina.
La prova del congelatore, da preparare adesso
Riempite un bicchiere d’acqua, fatelo ghiacciare, appoggiate una moneta sul ghiaccio e lasciate il bicchiere nel congelatore. Dopo un blackout la posizione della moneta racconta tutta la storia: rimasta in superficie, nulla si è scongelato; a metà altezza, lo scongelamento è iniziato ma è rimasto parziale; sul fondo del bicchiere, tutto si è sciolto e poi rigelato, e il contenuto va buttato per quanto duro appaia adesso. È l’unico modo per sapere cos’è successo mentre non c’eravate.
Per il resto la regola sanitaria è netta: un alimento rimasto sotto i 4 °C o che conserva cristalli di ghiaccio può essere ricongelato; oltre, finisce nel bidone. Non si assaggia mai per verificare, perché la contaminazione batterica non cambia né il gusto né l’odore.
I vostri diritti, e in Italia sono concreti
Pochi lo sanno: se un guasto sulla rete elettrica non viene riparato entro i tempi fissati dall’Autorità, avete diritto a un indennizzo automatico, il cui importo cresce con il ritardo. Non dovete fare nulla: viene accreditato d’ufficio nella prima bolletta utile dal vostro venditore. Non spetta invece in caso di eventi eccezionali, di interruzioni programmate o di guasti interni al vostro impianto.
I danni materiali, invece, richiedono un’azione: conservate l’apparecchio danneggiato, fatevi fare un preventivo o una perizia, avvisate l’assicurazione e presentate reclamo al distributore. Una sovratensione documentata ne impegna la responsabilità, un semplice riavvio brusco molto meno.





