Che cosa cambia esattamente il 18 agosto 2026
Il regolamento (UE) 2023/1542 relativo alle batterie e ai rifiuti di batterie si applica per tappe dal 18 agosto 2024. La tappa più visibile per il grande pubblico arriva adesso: dal 18 agosto 2026 ogni batteria immessa sul mercato europeo deve portare un’etichetta standardizzata con le informazioni generali elencate nell’allegato VI, parte A del regolamento.
Queste informazioni devono essere stampate, incise o apposte in modo visibile, leggibile e indelebile sulla batteria stessa. Quando le dimensioni non lo consentono, come su una pila a bottone, migrano sull’imballaggio e sui documenti che accompagnano il prodotto. In un modo o nell’altro, le vedrete prima di comprare.
L’elenco è nettamente più lungo di quanto la maggior parte dei fabbricanti stampi oggi:
- l’identificazione del fabbricante e i suoi recapiti;
- la categoria della batteria e la sua identificazione (tipo, numero di lotto o di serie);
- il luogo e la data di fabbricazione (mese e anno);
- il peso;
- la capacità;
- la chimica: litio-ione, NiMH, alcalina, piombo e così via;
- le sostanze pericolose presenti, diverse da mercurio, cadmio e piombo;
- le materie prime critiche presenti oltre lo 0,1 %.
Si aggiungono due simboli già familiari, ora inquadrati dal regolamento: il cassonetto barrato, che ricorda l’obbligo di raccolta differenziata, e, se del caso, il simbolo chimico del metallo pesante interessato, stampato subito sotto. La marcatura CE, invece, è richiesta dal 18 agosto 2024.
Come sarà fatta la nuova etichetta
Visivamente nulla di spettacolare: nessun logo unico, nessun « nutri-score della batteria ». Ciò che il regolamento impone è una base minima di informazioni, lasciando l’impaginazione al fabbricante. Ecco come si distribuiscono i blocchi.
Il simbolo chimico compare solo se le soglie sono superate, e il regolamento arriva a precisarne la dimensione: deve coprire almeno un quarto della superficie del cassonetto barrato, stampato subito sotto. Nasconderlo in un angolo in corpo 4 non è più possibile.
Pile, powerbank, power station: chi rientra in quale categoria?
Il regolamento non parla mai di « powerbank » o di « power station »: ragiona per categorie giuridiche, ed è la categoria a determinare le indicazioni aggiuntive. Un dettaglio che sorprende molti: oltre i 5 kg, una batteria che non è né una bici elettrica né un veicolo passa nella categoria « industriale », anche se la usate solo per far bollire l’acqua in campeggio.
| Categoria secondo il regolamento | Che cosa significa per noi | Indicazione specifica richiesta |
|---|---|---|
| Pila portatile di uso corrente | AA, AAA, mezza torcia C, torcia D, 9 V: i formati standard in commercio | Durata media minima, misurata con metodo armonizzato |
| Batteria portatile | Powerbank, batteria di un utensile, batteria fotografica: sigillata e sotto i 5 kg | Capacità (mAh o Wh) |
| Batteria per mezzi di trasporto leggeri | Bici a pedalata assistita, monopattino | Capacità, poi passaporto della batteria nel 2027 |
| Batteria industriale | Qualsiasi batteria oltre i 5 kg che non rientra nei casi precedenti: la maggior parte delle power station | Capacità, poi passaporto della batteria oltre i 2 kWh |
La conseguenza è molto concreta. Una piccola batteria nomade da 300 Wh resta spesso sotto i 5 kg e segue il regime delle batterie portatili. Una power station da 1.000 Wh, che pesa una quindicina di chili, ricade nel regime « industriale » e dal 2027 dovrà avere un passaporto digitale della batteria. Lo stesso prodotto nel bagagliaio, due regimi normativi diversi.
Due indicazioni che permetteranno finalmente di confrontare
Il resto dell’etichetta riguarda la tracciabilità. Ma due indicazioni interessano direttamente l’acquirente, perché affrontano un vecchio problema: l’impossibilità di confrontare onestamente due prodotti.
La capacità, dichiarata da tutti
È il nodo dolente delle powerbank. Oggi un fabbricante stampa 20.000 mAh a caratteri cubitali sulla scatola, senza precisare che si tratta della capacità delle celle a 3,7 V e non dell’energia realmente disponibile in uscita USB. Abbiamo spiegato questo meccanismo nel nostro approfondimento su quanto valgono davvero i mAh dichiarati, e la stessa nebbia esiste sul fronte delle power station con i Wh dichiarati.
L’etichetta obbligatoria non elimina questo scarto fisico, insito nella conversione di tensione. Impone però una capacità dichiarata, misurata con un metodo definito, e rende lo scarto molto più difficile da mascherare. È un progresso reale, anche se per confrontare seriamente occorrerà continuare a leggere i Wh più che i mAh.
La durata media minima delle pile
È la novità più utile al banco delle pile. Le pile portatili di uso corrente dovranno indicare la loro durata media minima in applicazioni di riferimento, ottenuta con un metodo di prova armonizzato. Finiti i confronti impossibili tra una confezione che promette « fino a 10 anni di conservazione » e un’altra che vanta una « potenza a lunga durata »: due confezioni affiancate avranno finalmente un numero in comune.
Che cosa cambia per voi, sullo scaffale
Prima cosa da sapere, perché evita molte preoccupazioni: non è previsto alcun richiamo di prodotti. La regola riguarda le batterie immesse sul mercato dal 18 agosto 2026. Tutto ciò che è stato immesso sul mercato prima resta vendibile così com’è, con la vecchia etichettatura.
Conseguenza pratica: per diversi mesi gli scaffali saranno misti. Troverete affiancati prodotti con la nuova etichetta completa e scorte precedenti molto più avare di informazioni. Non è una frode né un prodotto di seconda scelta, è semplicemente smaltimento di magazzino.
Come trarne vantaggio quando comprate:
- Guardate la chimica. Su una power station o una batteria nomade, « LiFePO4 » e « NMC » non hanno né la stessa durata di vita né lo stesso comportamento. Il nostro approfondimento litio-ione contro LiFePO4 spiega quale scegliere secondo l’uso.
- Guardate la data di fabbricazione. Una cella al litio invecchia anche senza essere usata. Un prodotto fabbricato tre anni fa e rimasto in magazzino non vale quanto un modello recente, a parità di prezzo.
- Guardate la capacità in Wh. È l’unica unità che permette di confrontare una powerbank, una batteria di un utensile e una power station sulla stessa scala. È anche quella che conta per portare una batteria in aereo.
Queste informazioni esistevano già presso i marchi seri, spesso sepolte in una scheda tecnica in caratteri minuscoli. Da agosto 2026 risalgono sul prodotto, nello stesso posto per tutti. È esattamente qui che il regolamento è utile: non crea informazione nuova, la rende confrontabile.
Dopo il 2026: il codice QR e il passaporto della batteria
L’etichetta stampata è solo una tappa. Il regolamento prevede poi un passaggio al digitale, con due scadenze al 18 febbraio 2027.
Innanzitutto un codice QR dovrà figurare sulle batterie, dando accesso alle informazioni regolamentari: dichiarazione di conformità, impronta di carbonio, istruzioni per la raccolta. Fino ad allora, alcune di queste informazioni devono accompagnare fisicamente il prodotto.
Poi il passaporto digitale della batteria diventa obbligatorio per le batterie dei veicoli elettrici, per quelle dei mezzi di trasporto leggeri e per le batterie industriali oltre i 2 kWh. Ogni esemplare avrà una registrazione elettronica unica che ne traccia composizione, prestazioni e storia. È la base della riparabilità e del riutilizzo: sapere che cosa c’è dentro una batteria prima di decidere se ripararla, ricondizionarla o riciclarla.
La stessa logica di fondo anima l’altro grande cantiere del regolamento, che abbiamo trattato a parte: l’obbligo, dal 18 febbraio 2027, di rendere le batterie degli apparecchi portatili facilmente sostituibili dall’utente. Etichettatura, passaporto, sostituibilità: tre mattoni di un unico obiettivo, far durare le batterie più a lungo.



